Un nuovo studio recentemente pubblicato su Annals of Oncology mostra che una piattaforma ctDNA ultrasensibile, basata sul sequenziamento dell’intero genoma (WGS) e sulle informazioni molecolari note relative al tumore, può essere utilizzata nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale come strategia per identificare i casi ad alto rischio di recidiva.
Gli autori hanno analizzato 617 campioni di plasma di 78 pazienti raccolti alla diagnosi prima della terapia, al secondo ciclo di chemioterapia neoadiuvante, dopo l’intervento chirurgico e dopo la terapia neoadiuvante se è stata somministrata, ogni 3 mesi durante il primo anno e ogni 6 mesi in seguito. Il DNA plasmatico è stato analizzato utilizzando un approccio WGS informato sul tumore per produrre pannelli di sequenziamento del ctDNA personalizzati che hanno tracciato una mediana di 1451 varianti per paziente; quindi, il rilevamento della malattia residua molecolare (MRD) è stato correlato agli esiti clinici. A un follow-up mediano di 76 mesi, il rilevamento del ctDNA è stato associato a un rischio elevato di recidiva futura e a una sopravvivenza globale ridotta, con un tempo di attesa mediano di 15 mesi dal rilevamento del ctDNA alla recidiva clinica. La MRD è stata identificata nel 100% dei pazienti che hanno avuto una recidiva, nessun paziente non rilevato dal ctDNA ha avuto una recidiva durante il follow-up. Come notano gli autori, «La rilevazione precoce della recidiva nei pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale indica la possibilità di migliorare i risultati di sopravvivenza delle pazienti. In questa indagine mostriamo che il tracciamento fino a circa 1800 varianti somatiche per la rilevazione della MRD nel ctDNA plasmatico, sia prima sia dopo il trattamento con intento curativo, migliora la sensibilità della rilevazione del ctDNA alla diagnosi rispetto ad altri metodi di valutazione della MRD; inoltre migliorano i tempi di attesa per la rilevazione del ctDNA, che avviene spesso anni prima della recidiva clinica valutata in base all’imaging. Inoltre, la malattia residua immediatamente dopo la chemioterapia neoadiuvante e l’intervento chirurgico può essere rilevata con un approccio ultrasensibile, rendendo possibile una successiva terapia adiuvante che elimini la malattia residua di basso livello. Questi risultati indicano l’opportunità di indagare ancora attraverso ulteriori studi prospettici che possano stabilire meglio l’impatto clinico e l’utilità degli approcci MRD ultrasensibili nel carcinoma mammario», concludono gli autori.
Un nuovo studio recentemente pubblicato su Annals of Oncology mostra che una piattaforma ctDNA ultrasensibile, basata sul sequenziamento dell’intero genoma (WGS) e sulle informazioni molecolari note relative al tumore, può essere utilizzata nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale come strategia per identificare i casi ad alto rischio di recidiva.
Gli autori hanno analizzato 617 campioni di plasma di 78 pazienti raccolti alla diagnosi prima della terapia, al secondo ciclo di chemioterapia neoadiuvante, dopo l’intervento chirurgico e dopo la terapia neoadiuvante se è stata somministrata, ogni 3 mesi durante il primo anno e ogni 6 mesi in seguito. Il DNA plasmatico è stato analizzato utilizzando un approccio WGS informato sul tumore per produrre pannelli di sequenziamento del ctDNA personalizzati che hanno tracciato una mediana di 1451 varianti per paziente; quindi, il rilevamento della malattia residua molecolare (MRD) è stato correlato agli esiti clinici. A un follow-up mediano di 76 mesi, il rilevamento del ctDNA è stato associato a un rischio elevato di recidiva futura e a una sopravvivenza globale ridotta, con un tempo di attesa mediano di 15 mesi dal rilevamento del ctDNA alla recidiva clinica. La MRD è stata identificata nel 100% dei pazienti che hanno avuto una recidiva, nessun paziente non rilevato dal ctDNA ha avuto una recidiva durante il follow-up. Come notano gli autori, «La rilevazione precoce della recidiva nei pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale indica la possibilità di migliorare i risultati di sopravvivenza delle pazienti. In questa indagine mostriamo che il tracciamento fino a circa 1800 varianti somatiche per la rilevazione della MRD nel ctDNA plasmatico, sia prima sia dopo il trattamento con intento curativo, migliora la sensibilità della rilevazione del ctDNA alla diagnosi rispetto ad altri metodi di valutazione della MRD; inoltre migliorano i tempi di attesa per la rilevazione del ctDNA, che avviene spesso anni prima della recidiva clinica valutata in base all’imaging. Inoltre, la malattia residua immediatamente dopo la chemioterapia neoadiuvante e l’intervento chirurgico può essere rilevata con un approccio ultrasensibile, rendendo possibile una successiva terapia adiuvante che elimini la malattia residua di basso livello. Questi risultati indicano l’opportunità di indagare ancora attraverso ulteriori studi prospettici che possano stabilire meglio l’impatto clinico e l’utilità degli approcci MRD ultrasensibili nel carcinoma mammario», concludono gli autori.