In un nuovo studio pubblicato di recente su npj Breast Cancer, i ricercatori di Fondazione Michelangelo, in collaborazione con il Medical Center della Vanderbilt University di Nashville e l’Università di Cambridge, hanno eseguito un’analisi dei biomarcatori sui dati dello studio di fase III NeoTRIP e hanno dimostrato che l’espressione tumore-specifica di MHC-II (tsMHC-II) può predire la risposta ad atezolizumab in combinazione con chemioterapia nel carcinoma mammario triplo negativo in stadio iniziale.
Come sottolineano gli autori, sono necessari biomarcatori in grado di identificare le pazienti che potrebbero trarre beneficio dall’aggiunta degli inibitori dei checkpoint immunitari alla chemioterapia neoadiuvante e tsMHC-II è stato identificato come potenziale biomarcatore per l’immunoterapia mirata a PD-1/PD-L1 in altri tipi di tumore. Pertanto, i ricercatori hanno utilizzato la citometria di massa per immagini per valutare l’espressione di tsMHC-II nei campioni di tumore prelevati dalle partecipanti allo studio di fase III NeoTRIP, in cui pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in stadio iniziale sono state randomizzate a ricevere una terapia neoadiuvante con carboplatino e nab-paclitaxel con o senza l’aggiunta di atezolizumab. I risultati mostrano che la positività al tsMHC-II è associata a un tasso di risposta patologica completa più elevato nel gruppo trattato con atezolizumab, ma non nel gruppo trattato con la sola chemioterapia. Il tsMHC-II ha dimostrato validità clinica come biomarcatore predittivo del beneficio dell’immunoterapia in questo contesto e, come concludono gli autori, «Stiamo continuando a lavorare sull’armonizzazione dei test per valutare tsMHC-II, così da definire l’approccio più pratico da poter essere validato prospetticamente per dimostrarne una reale utilità clinica, facendo particolare attenzione a identificare il test più ampiamente disponibile che possa essere eseguito nel modo tecnicamente più rigoroso».
Come sottolineano gli autori, sono necessari biomarcatori in grado di identificare le pazienti che potrebbero trarre beneficio dall’aggiunta degli inibitori dei checkpoint immunitari alla chemioterapia neoadiuvante e tsMHC-II è stato identificato come potenziale biomarcatore per l’immunoterapia mirata a PD-1/PD-L1 in altri tipi di tumore. Pertanto, i ricercatori hanno utilizzato la citometria di massa per immagini per valutare l’espressione di tsMHC-II nei campioni di tumore prelevati dalle partecipanti allo studio di fase III NeoTRIP, in cui pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in stadio iniziale sono state randomizzate a ricevere una terapia neoadiuvante con carboplatino e nab-paclitaxel con o senza l’aggiunta di atezolizumab. I risultati mostrano che la positività al tsMHC-II è associata a un tasso di risposta patologica completa più elevato nel gruppo trattato con atezolizumab, ma non nel gruppo trattato con la sola chemioterapia. Il tsMHC-II ha dimostrato validità clinica come biomarcatore predittivo del beneficio dell’immunoterapia in questo contesto e, come concludono gli autori, «Stiamo continuando a lavorare sull’armonizzazione dei test per valutare tsMHC-II, così da definire l’approccio più pratico da poter essere validato prospetticamente per dimostrarne una reale utilità clinica, facendo particolare attenzione a identificare il test più ampiamente disponibile che possa essere eseguito nel modo tecnicamente più rigoroso».