La terapia con inibitori di CDK4/6 nel carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2-

La durata di una precedente terapia con inibitori di CDK4/6 e il coinvolgimento viscerale sono fattori chiave associati alla sopravvivenza in pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2-

Un nuovo studio condotto da ricercatori che collaborano con Fondazione Michelangelo, pubblicato di recente su JAMA Network Open, suggerisce che la durata della precedente terapia con inibitori di CDK4/6 e la presenza di un coinvolgimento viscerale sono fattori chiave associati alla sopravvivenza in pazienti con carcinoma mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e negativo a ERBB2, in progressione durante la terapia endocrina associata a inibitori di CDK4/6.

Questo studio retrospettivo multicentrico ha incluso 506 pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2- che hanno ricevuto una terapia endocrina o una chemioterapia dopo una progressione in corso di terapia endocrina associata agli inibitori di CDK4/6. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione di malattia, definita come il tempo tra l’inizio del primo trattamento sistemico alla progressione del tumore in terapia endocrina associata agli inibitori di CDK4/6 e il rilevamento della progressione della malattia o del decesso del paziente per qualsiasi causa; l’endpoint secondario era la sopravvivenza globale. I risultati mostrano che i fattori indipendenti associati a esiti inferiori di sopravvivenza libera da progressione di malattia erano la presenza di metastasi viscerali e una malattia metastatica de novo; una durata maggiore della terapia con inibitori di CDK4/6 e un’età avanzata erano invece associati a esiti migliori. Sia la chemioterapia che la terapia endocrina per via endovenosa erano associate a una sopravvivenza libera da progressione di malattia più breve rispetto alla chemioterapia per via orale, mentre una durata del trattamento con inibitori di CDK4/6 superiore a 12 mesi era associata a una sopravvivenza globale più lunga. Tra le pazienti con metastasi viscerali, la chemioterapia per via endovenosa era associata a una sopravvivenza globale più breve rispetto alla chemioterapia orale. «I nostri risultati suggeriscono che la chemioterapia per via orale potrebbe essere un’opzione preferibile per pazienti selezionate con metastasi viscerali, offrendo esiti di sopravvivenza comparabili ma potenzialmente meno effetti avversi e una maggiore praticità di utilizzo rispetto alla terapia per via endovenosa», affermano gli autori. «Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati ed esplorare i potenziali benefici di approcci di trattamento personalizzati, in particolare tenendo conto della durata della terapia con inibitori di CDK4/6 e della presenza di metastasi viscerali».

La terapia con inibitori di CDK4/6 nel carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2-

La durata di una precedente terapia con inibitori di CDK4/6 e il coinvolgimento viscerale sono fattori chiave associati alla sopravvivenza in pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2-

Un nuovo studio condotto da ricercatori che collaborano con Fondazione Michelangelo, pubblicato di recente su JAMA Network Open, suggerisce che la durata della precedente terapia con inibitori di CDK4/6 e la presenza di un coinvolgimento viscerale sono fattori chiave associati alla sopravvivenza in pazienti con carcinoma mammario metastatico positivo ai recettori ormonali e negativo a ERBB2, in progressione durante la terapia endocrina associata a inibitori di CDK4/6.

Questo studio retrospettivo multicentrico ha incluso 506 pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/ERBB2- che hanno ricevuto una terapia endocrina o una chemioterapia dopo una progressione in corso di terapia endocrina associata agli inibitori di CDK4/6. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione di malattia, definita come il tempo tra l’inizio del primo trattamento sistemico alla progressione del tumore in terapia endocrina associata agli inibitori di CDK4/6 e il rilevamento della progressione della malattia o del decesso del paziente per qualsiasi causa; l’endpoint secondario era la sopravvivenza globale. I risultati mostrano che i fattori indipendenti associati a esiti inferiori di sopravvivenza libera da progressione di malattia erano la presenza di metastasi viscerali e una malattia metastatica de novo; una durata maggiore della terapia con inibitori di CDK4/6 e un’età avanzata erano invece associati a esiti migliori. Sia la chemioterapia che la terapia endocrina per via endovenosa erano associate a una sopravvivenza libera da progressione di malattia più breve rispetto alla chemioterapia per via orale, mentre una durata del trattamento con inibitori di CDK4/6 superiore a 12 mesi era associata a una sopravvivenza globale più lunga. Tra le pazienti con metastasi viscerali, la chemioterapia per via endovenosa era associata a una sopravvivenza globale più breve rispetto alla chemioterapia orale. «I nostri risultati suggeriscono che la chemioterapia per via orale potrebbe essere un’opzione preferibile per pazienti selezionate con metastasi viscerali, offrendo esiti di sopravvivenza comparabili ma potenzialmente meno effetti avversi e una maggiore praticità di utilizzo rispetto alla terapia per via endovenosa», affermano gli autori. «Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati ed esplorare i potenziali benefici di approcci di trattamento personalizzati, in particolare tenendo conto della durata della terapia con inibitori di CDK4/6 e della presenza di metastasi viscerali».